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 Einstein e la crisi

PHP-NukeLa crisi secondo Einstein - non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello stesso modo. la crisi è la miglior cosa che possa accadere a persone e interi paesi perché è proprio la crisi a portare il progresso.

- la creatività nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura. è nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie. chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.

- chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il proprio talento e rispetta più i problemi che le soluzioni. la vera crisi è la crisi dell'incompetenza.

- lo sbaglio delle persone e dei paesi è la pigrizia nel trovare soluzioni. senza crisi non ci sono sfide, senza sfide la vita è routine, una lenta agonia. senza crisi non ci sono meriti. è nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora perché senza crisi qualsiasi vento è una carezza.

- parlare di crisi è creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il conformismo. invece di questo, lavoriamo duro!

- l'unica crisi minacciosa è la tragedia di non voler lottare per superarla.

Albert Einstein (1879-1955)

Postato da 2lio il Friday, 04 June @ 18:07:46 CEST (126 letture)
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 il paradosso di lyddington

PHP-NukeDal momento che le grosse compagnie telefoniche non volevano portare la fibra ottica a Lyddington, gli abitanti del piccolo paese nella campagna inglese si sono organizzati da soli mettendo in piedi un vero e proprio servizio rurale broadband che permette alle 200 famiglie residenti di avere accesso al web veloce. Un gruppo di 11 investitori locali ha creato una IT company, la Rutland Telecom, che fornisce a tutto il paese il servizio di connettività. Riceveranno il 10% degli interessi sul loro investimento all'anno e il ritorno del capitale investito in 3 anni. Il divario digitale fra i grossi centri urbani e le zone rurali è un problema molto sentito anche in Italia e il caso di Lyddington crea un importante precedente:
anche i piccoli centri possono trovare delle soluzioni economicamente vantaggiose per accedere al web veloce ed è soprattutto un avvertimento per le grandi compagnie che ignorano le esigenze e potenzialità del mercato rurale.
L' accesso alla rete internet ad alta velocità permette alle persone di usufruire dei servizi web e di spostarsi di meno, inoltre contribuisce alla diffusione della cultura e di contenuti di intrattenimento.

Postato da 2lio il Wednesday, 19 May @ 15:05:39 CEST (83 letture)
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 NYC Marathon 2003 di Antonio Stassi

freedomOgni mattina, un runner si alza ed inizia a correre. Una mattina, 35.286 runner si alzano ed iniziano a correre... la NYC MARATHON     Il mattino è già alto quando arriviamo a Staten Island. I prati verdi sono già coperti di gente, persone da ogni luogo, di ogni colore, di ogni credo, tutte diverse ma tutte uguali, tutte come noi, tutte in una sola parola... RUNNER. Staten Island si apre ai 35.286 runners che il popolo americano chiama eroi. Bisogna esserci per capire il turbamento dei sensi.. gli occhi sono pieni di colori, le orecchie di musica, il cuore di fratellanza. Sembra Central Park in un raduno degli anni 70. Già.. sembra Central Park.. ma non lo è, non ancora. ci separano 26.2 miglia di sudore e di gloria.   Allora ci si riposa, ognuno come può, seduti sull'erba, coperti da roba vecchia e teli di plastica. C'è una calma apparente, uno spirito inquieto che ci domina tutti. E'come un lago d'acqua che attende di diventare fiume.   Ci si riposa ma la tensione cresce di minuto in minuto, ti avvolge e ti prende allo stomaco, mentre i più "deboli" fanno lunghe file ai bagni.   Nei prati prima, nelle gabbie poi, ci si cerca negli occhi. Senti la partenza che si avvicina ed è il momento di cercarsi un "compagno di viaggio", qualcuno che abbia i tuoi stessi obiettivi. Ci sono tante voci, voci di chi questa avventura l'ha già vissuta e voci di chi corre per la prima volta. Le domande sono sempre le stesse: "Anche tu Italiano?" "E'la tua prima maratona?" "Quanto pensi di fare?"   Intanto il tempo scorre e finalmete ci portano via dai prati verso la partenza. Davanti a noi l'imponenza del ponte di Verrazano Ho il pettorale BLU 2891. I Blu partono davanti alla carreggiata destra del ponte. I Rossi partono vicino a noi e percorreranno la carreggiata sinistra. Infine i Verdi partono in basso e correranno sotto al ponte.   Arriva il colpo di cannone ed un boato festoso lo accompagna. Salutiamo le telecamere e partiamo. L'avventura ha inizio.   Dopo 30 secondi passo sotto lo striscione della partenza. Suonano i chip, come migliaia di particelle impazzite di una analisi ai raggi X. Il rumore dei passi è forte ma è coperto da quello degli elicotteri.   Il primo tratto è salita pura perchè il ponte è davvero alto e curvo. Corriamo in ordine sparso, come un fiume in piena. I runner più veloci cercano di sfuggire al muro di quelli più lenti, chi corre sui marciapiedi, chi si ferma già per la prima sosta forzata. I più corrono sull'asfalto. Il ponte sembra quasi non reggere all'impatto e si sente l'asfalto oscillare e cedere sotto migliaia di passi.   Arrivo al primo miglio in 9'.15: sono appena partito e sono in ritardo! Mi butto più forte in discesa per recuperare qualcosa ed arriviamo veloci giù dal ponte a Brooklyn. Qui inizia il boato ed un mare di gente ci attende.   Finito il ponte, i Rossi prendono lo svincolo a sinistra poi a destra per immettersi sulla 4th avenue Noi Blu prendiamo lo svincolo a destra, giriamo a sinistra su un piccolo ponte, passando sopra i Verdi che proseguono dritto, per immeterci a destra nella 4th avenue. Dopo pochi minuti dal via Rossi e Blu corrono vicino nella 4th avenue ma su carreggiate separate.   Mio Dio, che emozione! Vedere tutta quella gente che ci chiama, ci vuole, ci incita. Cartelli, urla, mani protese per un "cinque" al volo. Abbiamo tutti gli occhi lucidi, difficile rimanere impassibili. Ci vorremmo fermare per abbracciarli tutti ma non c'è tempo e continuiamo a correre.   Dopo 3.5 miglia i Verdi si uniscono ai Blu. C'è più confusione ma è bello così. L'organizzazione è davvero buona ed i ristori si susseguono frequenti ed abbondanti. I sali (Gatorade) sono un po' densi ed i rifornimenti sono seguiti da semplice acqua. Meglio così perchè fa già davvero caldo ed il sole non ci da tregua. Lo spugnaggio e quasi assente così usiamo l'acqua sulla testa come refrigerio.   Il percorso è sempre nervoso con continui cambi di pendenza. Dopo 8 miglia finisce la 4th avenue e svoltiamo a destra nella Lafayette. Finalmente i Rossi si uniscono al gruppo e c'è un solo percorso per tutti. Qui la strada sale decisa per un miglio mentre la scuola di musica di Brooklyn suona le musiche di Rocky. Si torna a scendere e si volta nella Bedford avenue. Corriamo e la strada è sempre nervosa ma per noi sono altre miglia guadagnate. adesso sono 10. Si susseguono le strade ed i volti della gente che ci accompagna e ci incoraggia.   Svoltiamo a sinistra e prendiamo la McGuiness e Vediamo il Pulaski Bridge davanti a noi. Siamo al 13 miglio. Il ponte ha una breve e decisa salita ed al primo pilone c'è il passaggio alla mezza maratona. Il cronometro segna 1:37:54. Le gambe mi dicono che sono andato troppo forte e che le forze iniziano a mancare.   Lasciamo Brookòyn ed entriamo nel Queens. Qui il percorso è più vario, un paio di miglia con rettilinei brevi e curve. Passiamo una zona industriale, depositi merci e capannoni. C'è meno gente, meno rumore, quasi un silenzio interiore che ci lascia tutti riflettere su quello che ci sta aspettando: il mito del Queensborough bridge.   Nell'immaginario del runner, il Queensborough bridge è la fatica pura, una rugiada di passione che ti bagna la schiena e ti penetra i muscoli, la Cima Coppi da scalare con le rotelline alla biccletta, il ponte maledetto che brucia le tue riserve di energia come legna secca nel fuoco. Ma ancora noi non lo sappiamo, ancora non lo abbiamo visto, provato, sudato ogni suo sinsolo metro.   Il ponte è lì che ci guarda sulla nostra sinistra, mentre noi ci giriamo intorno. Ci sembra di non arrivarci mai ma, all'improvviso, giriamo a sinistra ed entriamo sulle sue rampe: davanti a noi 1 miglio di salita pura, al coperto. C'è silenzio perchè solo i runner possono passare da lì. Tutti rallentano ed affrontano la salita a piccoli passi. Corri e la salita non finisce mai. Corri e ti sembra di essere sempre li. Ma anche la salita più dura ha una sua discesa e dopo 8 minuti di fatica scendiamo la rampa di uscita. Sentiamo prima un brusio, poi le urla, quindi il delirio che ci attende. Usciamo dalla rampa del Queensborough bridge a tutta velocità ed entriamo nella 1st avenue. Due ali di folla ci attedono per una vera ovazione per tutti i runner. Siamo a Manhattan e la felicità, la fatica ti annebbiano la mente.   Guardandola in cartina, la 1st avenue scende per 4 miglia, sempre dritta verso il Bronx. Guardandola in corsa è una striscia infinita di asfalto. Vedi il Bronx in lontananza, davanti a te, ma non arriva mai. Ed anche se sai che la strada scende, ci sono sempre dei piccoli cambi di pendenza che ti strappano i muscoli.   Lavoro di testa e cerco di non pensare. Ho davvero finito le risorse ed attendo con ansia il 30km per il rifornimento di gel energetico per ricaricare le batterie. Intanto corro, corro, corro e non penso alla fatica, alla gente che ti circonda e ti chiama. Vorrei abbandonare ma il mio orgoglio me lo impedisce. Allora continuo e corro, corro.. La mente vola.. penso a come ero ingenuo prima di oggi.. quante volte avevo ripetuto gli stessi discorsi... ".. io sono un runner, corro anche la maratona" "Davvero? Hai corso la maratona di NY?" "No. Comunque non ha niente di speciale, sono tutte di 42Km e 195 metri.." Come ero ingenuo prima di oggi...   Arriva il rifornimento ed avidamente consumo il gel. Ne prendo 2 pacchi ma uno decido di tenerlo di scorta. Siamo al 19 miglio.. ancora 6.2 all'arrivo. Vedo che i palazzi che mi circondano si fanno più popolari: è il Bronx che si avvicina. Dopo poco passiamo un piccolo ponte di metallo ed entriamo nel Bronx. C'è sempre gente lungo le strade, gente che grida e ti chiama, complessi che suonano, stereo a tutto volume. Il passaggio nel Bronx è davvero breve ed il tratto più lungo è la 138th street che ci porta al Madison Avenue bridge.   Passiamo il ponte ed il cuore esulta perchè svoltiamo a sinistra nella 5th avenue: l'arrivo è davvero vicino. Ma è una illusione perchè è solo 21 miglio: mancano 5,2 miglia, più di 8km all'arrivo.   La 5th avenue sale, sale davvero, implecabile, costante, lunga. A partire dalla 110th street, finalmente costeggiamo Central Park che rimane alla nostra destra.   La strada è dura e c'è chi si ferma, chi si sente male, chi inizia a camminare. I più continuano a correre con le ultime risorse in corpo. Io faccio forza su tutto quello che ho, penso solo a finire il più in fretta questa sofferenza. Continuo a spingere, passo dopo passo. Non riesco neanche a salutare quelli che mi chiamano per nome. Tutte le mie forze sono solo per correre.   Finalmente la salita finisce ed entriamo in Central Park; è il 24 miglio. La strada ci lascia una tregua e riprendiamo le forze. Ultime 2 miglia, ultime strade da assaporare, da vivere fino al midollo. Adesso respiro Central Park, respiro l'asfalto sotto di me, respiro una Maratona incredibile. C'è ancora poco da percorrere...   25 Miglio, c'è una discesa poi usciamo da Central Park sulla 5th avenue, giriamo a sinistra ed entrimo in Central Park  South.. è ancora un tratto di salita, l'ultima. Cerco tutte le energie dentro di me e lascio andare le gambe più che posso. C'è davvero tanta gente che ti chiama, che chiama i suoi eroi. Non è possibile fermarsi, non è possibile abbandonare proprio adesso. In un attimo la strada finisce e svoltiamo a destra ed entriamo in Central Park per l'ultima volta: è il 26 miglio. La strada scende poi sale fino al'arrivo. Corro più che posso, corro, corro, corro! Iniziano le tribune, l'ultimo bagno di folla, di grida, di esaltazione.   Alzo le mani e taglio il traguardo. Il cronometro segna 3:18:40.   Allora piango, due piccole lacrime si sciolgono nel sudore e si spengono sul sorriso sofferto. Pochi passi e ricevo la medaglia. La guardo, la bacio e la ripongo sul cuore. Adesso anch'io sono un eroe.   Ogni mattina, un runner si alza ed inizia a correre. Una mattina, 34.703 eroi si sono alzati ed hanno corso la NYC MARATHON  

Postato da 2lio il Sunday, 17 January @ 13:20:00 CET (175 letture)
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 Linus Benedict Torvalds

freedomLinus Benedict Torvalds

Linus Benedict Torvalds nasce in Finlandia il 28 Dicembre 1969 da una famiglia di origine svedese, circondato da parenti giornalisti, genitori alternativi persino per i metri scandinavi, e un nonno professore di statistica. Riesce a mettere le mani su un computer per la prima volta nel 1981, è un Commodore vic-20, e da allora non smette più di programmare. A 20 anni, alla ricerca di qualcuno con cui sviluppare il progetto di un nuovo sistema operativo open source, inserisce il seguente messaggio su un newsgroup comp.unix.announce: <>. Lo stesso Linus, all'inizio, non aveva la più pallida idea delle conseguenze che sarebbero derivate da questo annuncio e da quanta gente si sarebbe poi ritrovata attorno alla creatura da lui creata. Per capire però l'origine di questo gesto, bisogna fare un passo indietro e parlare del sistema operativo Unix, sviluppato per hobby da Brian Kernigham, con l'obiettivo di rendere utilizzabile un vecchio calcolatore, si dice per far girare un videogioco di avventura spaziale. Unix fu il primo sistema operativo della storia ad essere sviluppato utilizzando un linguaggio ad alto livello; di conseguenza fu anche il primo ad essere portabile su diverse architetture. Per questi motivi, la AT&T decise che Unix era un progetto di ricerca interessante, investì dei fondi per finanziarne lo sviluppo e lo rivendette ad alcune Università cedendo pure il codice sorgente, senza però cederne i diritti. Il codice sorgente di Unix cominciò ad essere studiato come argomento di corsi sui sistemi operativi e incominciò ad essere modificato e arricchito. Presto però la AT&T si rese conto che lo Unix era un prodotto interessante dal punto di vista commerciale e smise di distribuire il codice sorgente. Nel 1979, quindi, la società decise di praticare una nuova politica dei prezzi: una licenza di Unix veniva a costare 40.000 dollari a processore, prezzo scontato a 7.500 per gli enti universitari. Una cifra abnorme già oggi, figuriamoci nel '79. A questo punto entra in scena il professor Andrew Tanenbaum, che capì di non poter permettersi di pagare tutti quei soldi per far lavorare i propri studenti sotto Unix e decise di elaborare il Minix, una versione ridotta compatibile a tutti gli effetti con lo Unix ma libera da licenza. Circa 10 anni dopo, Linus Torvalds, all'epoca studente dell'università di Helsinki, doveva studiare il nuovo processore Intel 80386, che aveva caratteristiche molto innovative rispetto ai suoi predecessori, come ad esempio la natura multitasking. Sulla macchina utilizzata da Linus girava il Sistema Operativo Minix: un ottimo strumento didattico ma ben lontano dall'essere un vero sistema operativo. Al giorno d'oggi abbiamo ormai fatto l'abitudine all'intrinseca complessità di un semplice computer. Quello che a volte ci sfugge è che il far dialogare il monitor, la tastiera, il mouse, i dischi e tutto l'hardware del nostro computer è un'operazione che richiede un enorme numero di operazioni. Per semplificare la vita a chi deve scrivere i programmi e a chi deve poi utilizzarli si pone uno strato "cuscinetto" tra l'hardware e il software del calcolatore. Questo strato è chiamato sistema operativo. Linus si pose il problema di migliorare Minix; ma non riuscendo nell'intento, iniziò lo sviluppo di un kernel che permettesse di scrivere una versione gratuita di UNIX. Questa sua decisione di sviluppare un sistema operativo ancora ispirato al vecchio Unix ha scatenato di recente un vero e proprio 'caso', su cui è intervenuto il professor Tanenbaum in persona: uno studio, pubblicato dall'istituto americano Alexis de Tocqueville, ha infatti riaperto il dibattito relativo al ruolo di Linus Torvalds nella genesi del sistema operativo aperto Linux. Secondo il curatore dello studio, Ken Brown, Torvalds non sarebbe affatto l'autore del più celebre software libero, la cui paternità viene attribuita invece a Tanenbaum. Secondo l'istituto Alexis de Tocqueville, 'Non è serio credere che un semplice studente con nessuna esperienza abbia potuto creare in pochi mesi e partendo da zero, un programma equivalente a Minix che, ricordiamolo, ha avuto bisogno di tre anni di lavoro da parte di uno specialista dei sistemi operativi'. Senza contare il fatto che Linus Torvalds sarebbe giunto allo stesso livello tecnologico di un gigante dell'industria, Unix, che all'epoca regnava incontrastato sul segmento dei grandi sistemi. Un'altra critica posta dal prof. Brown: Linux conterrebbe numerosi concetti funzionali inizialmente implementati in Minix, quali alcuni meccanismi legati ai sistemi di file e alla strutturazione delle linee del codice. Ma questo, Torvalds non l'ha mai nascosto. Anzi, ha sempre ammesso che essendo Linux un clone di Unix, era scontato avesse anche molte similitudini con Minix. Torvalds, ovviamente, si è prontamente difeso dalle accuse di plagio avanzate dall'istituto americano, ma in sua difesa, è sceso nientemeno anche lo stesso Tanenbaum che sul suo sito chiarisce molti punti relativi al contestato studio condotto al Brown. 'Linus ' dice Tanenbaum - non si sedette in un vuoto e improvvisamente cominciò a scrivere il codice sorgente di Linux. Egli aveva il mio libro, stava usando MINIX, e indubbiamente conosceva la storia, contenuta appunto nel mio libro. Ma il codice fu il suo. La prova è che ha rivoluzionato l'architettura'. 'MINIX ' spiega ancora il Professore - era un simpatico e modulare sistema a microkernel, con un gestore della memoria e un file system che venivano eseguiti come processi nello spazio utente. Questo rende il sistema più chiaro e più affidabile di un grosso kernel monolitico, e più facile da correggere e mantenere, con un piccolo prezzo in prestazioni: perfino in un 8088 a 4.77 MHz si avviava in circa 5 secondi (contro un minuto per Windows su un hardware 500 volte più veloce)'Invece di scrivere un nuovo file system e un nuovo gestore di memoria, che sarebbe stato facile, Linus riscrisse tutto quanto come un grosso kernel monolitico'La prima versione di Linux era come una macchina del tempo. Portava indietro a un sistema peggiore di quello che aveva già sulla sua scrivania. Naturalmente era solo un ragazzo e non sapeva far di meglio'ma produrre un sistema che era fondamentalmente differente dalla base da cui era partito mi sembra una chiara prova che era una progettazione da zero'. Quindi, dice Tanenbaum, 'Io non penso che abbia copiato UNIX perché non aveva accesso al codice sorgente di UNIX, eccetto forse il libro di John Lions, relativo a una precedente versione di UNIX che non assomiglia molto a Linux'Alcuni possono trovare strano che io stia difendendo Linus in questa sede ' conclude Tanenbaum - Dopo tutto, io e lui abbiamo avuto un "dibattito" pubblico alcuni anni fa. Il mio interesse primario è cercare di ottenere la verità'io e Linus non siamo "nemici" o niente del genere. Lo ho incontrato una volta e mi è sembrato un ragazzo simpatico, amichevole e intelligente. L'unica cosa che mi dispiace è che non ha sviluppato Linux sulla base della tecnologia a microkernel di MINIX. Con tutti i problemi di sicurezza che Windows ha adesso, è ovvio in maniera crescente a tutti che piccoli microkernel, come quelli di MINIX, sono una base migliore per i sistemi operativi che grossi sistemi monolitici. Linux è stato vittima di minori attacchi rispetto a Windows perché è effettivamente più sicuro, ma anche gran parte degli attaccanti prendono di mira Windows perché offre un bersaglio più grande, e quindi Windows viene attaccato di più. ' Tra Torvalds e Tanenbaum l'approccio per lo sviluppo di un sistema operativo era abbastanza diverso, in quanto Tanenbaum sosteneva e pretendeva che chiunque avesse realizzato del codice per il suo SO lo avrebbe dovuto preventivamente sottoporre alla sua approvazione, mentre invece Torvalds diede libertà assoluta agli sviluppatori, mantenendo per sè solamente il trade mark. È lo stesso Tanenbaum a spiegare il perché di questa scelta: 'Dopo un paio di mesi dal suo rilascio, MINIX divenne oggetto di culto, con un suo newsgroup USENET, comp.os.minix, che contava 40.000 iscritti. Molte persone aggiunsero nuovi programmi di utilità e migliorarono il kernel in molti modi, ma il kernel originale era il lavoro di una sola persona -- io. Molti iniziarono a incalzarmi chiedendomi di migliorarlo. In aggiunta ai numerosi messaggi nel newsgroup di USENET, mi arrivavano 200 email al giorno (ai tempi in cui solo pochi scelti avevano del tutto un e-mail), dicendo cose come "mi servono i pseudoterminali, e mi servono per venerdì". La mia risposta era generalmente veloce e andava al punto: No'. 'La ragione del mio frequente "no" ' spiega il Prof Tanenbaun - era legata al fatto che tutti stavano tentando di trasformare MINIX in un sistema UNIX di qualità adeguata per sistemi di produzione; io non volevo che diventasse qualcosa di così complicato per il mio obiettivo, ovvero insegnarlo agli studenti'. Fu questa scelta comunque a dare il via al progetto opensource di Torvalds che, nel giro di pochi anni, ha coalizzato centinaia di programmatori che nel proprio tempo libero si dilettano ad aggiungere nuove righe di codice al progetto Linux. Finalmente il 17 Settembre 1991 la rete si trovò ad avere tra le mani la prima versione funzionante di un sistema operativo simile a Minix. Il nome originale di questo abbozzo di sistema era "Freax" ossia "uno strano Unix" ma gli amici di Torvalds insistettero perché fosse adottato un nome che richiamasse il suo autore e fu quindi scelto il nome LINUX. Il fattore che maggiormente infiammò gli animi, riguardo il progetto di Torvalds, fu appunto che tutto il suo lavoro fu rilasciato sotto licenza GPL (Licenza Pubblica Generica). La licenza GPL, di cui il LINUX è oggi il più autorevole prodotto, nasce nel 1985 dalle mani di Richard Stallman, un ex ricercatore del MIT che, fondata la Free Software Foundation, elabora una licenza per prodotti software che ricalcasse la filosofia di libera circolazione delle informazioni presente in molti ambiti accademici ma che permettesse, al tempo stesso, la tutela del prodotto da parte di chi lo aveva creato. Le licenze della maggior parte dei programmi hanno infatti lo scopo di togliere all'utente la libertà di condividere e modificare il programma stesso. Viceversa, la Licenza Pubblica Generica è intesa a garantire la libertà di condividere e modificare il software libero, al fine di assicurare che i programmi siano liberi per tutti i loro utenti. Il boom di Linux negli ambienti universitari fu immediato. La possibilità di avere un prodotto Unix che girasse su un normalissimo PC , gratis e soprattutto la possibilità di migliorarlo ed adattarlo alle proprie esigenze accese gli animi e la fantasia di migliaia di squattrinati studenti che vedevano realizzarsi un sogno: avere un proprio computer che permettesse loro di ottenere gli stessi risultati dei mastodontici calcolatori universitari con il vantaggio di poter studiare il funzionamento effettivo di Unix a casa propria. Nel gennaio 1992 il numero di sviluppatori e di utilizzatori era già tale da far si che il sistema fosse sufficientemente stabile da permettere la creazione di due distribuzioni LINUX ossia di due prodotti che, oltre al sistema operativo, incameravano dei prodotti software per l'utilizzo delle periferie come, per esempio, la possibilità di cercare un file, modificarlo etc. Già dopo tre anni dall'idea iniziale, nel 1994, si ha l'ingresso di aziende americane che iniziano a intravedere la possibilità di fare business sul mondo LINUX e a stretto giro iniziano ad essere rilasciate le prime distribuzioni commerciali: RedHat, Debian, Suse e Caldera. La prima versione di Linux, la 1.0 risale al marzo del 1994 e viene scaricata e venduta su CD in migliaia di copie. E la rivoluzione ha inizio'. Alla domanda perché non avesse mai pensato di vendere la licenza dei propri prodotti, Linus semplicemente risponde: ' non ho mai provato interesse a trasformare qualsiasi parte di Linux in una attività commerciale: ciò mi avrebbe sottratto molto tempo per mantenere la ditta o qualcosa del genere, e non è mai stato ciò che mi interessava. Ciò avrebbe anche indirizzato Linux verso il denaro: non sarei mai stato libero di fare ciò che volevo tecnicamente, perché sarei stato costretto da vincoli relativi a dover dare da mangiare a me stesso e alla mia famiglia'Mi sento molto più felice di non avere questo tipo di pressioni su Linux e penso che molti altri sviluppatori la pensano allo stesso modo'. Mentre grazie al successo di Linux la sua fama aumentava, di Torvalds però si sapeva sempre di meno. Unico indizio, la sua assunzione alla Transmenta, un'azienda della Silicon Valley che lavorava a un progetto segreto, rivelatosi poi un nuovo microprocessore a basso consumo di energia per computer portatili, che potrebbe dare uno scossone al già movimentato mercato dell'informatica. Attualmente Torvalds vive in California, a Santa Clara, con la moglie Tove (sei volte campionessa nazionale di Karate in Finlandia), ha lavorato fino alla primavera 2003 per la Transmeta Corporation occupandosi poi, a tempo pieno, del coordinamento del gruppo di programmatori che sviluppa il Kernel di Linux per conto dell'OSDL (Open Source Development Lab), un progetto di ricerca finanziato da industrie che hanno fondato parte del proprio business su Linux, come Computer Associates, Fujitsu, Hitachi, Hewlett-Packard, IBM, Intel, NEC. Un capitolo a se stante merita poi la storia della mascotte di LINUX: il pinguino TUX. La storia, un misto tra leggenda e realtà, narra come Linus abbia scelto esplicitamente il pinguino quale esempio di animale forte ed astuto per rendere l'idea del prodotto innovativo e che abbia dato le specifiche di come dovesse apparire il pinguino. Quando pensate al logo di LINUX, disse, dovete pensare ad un pinguino un po' soprappeso che si è appena ingozzato di ogni ben di Dio, ha appena ruttato ed è in pace con il mondo intero. Il pinguino doveva avere un aspetto ed un'espressione tale che qualsiasi bambino lo avesse visto avrebbe dovuto gridare: "Mamma, mamma, ne voglio uno anch'io". Inoltre, si racconta anche che il nome, "TUX", non sia stato scelto perchè i pinguini sembrano indossare uno smoking (tuxedo in inglese) ma che il nome provenga dalle iniziali di "Torvald UniX". Ad ogni modo, la scelta del pinguino e soprattutto la scelta di non registrare il marchio per permettere a chiunque di utilizzarlo anche per pubblicizzare propri prodotti e il permesso di crearne versioni modificate ha fatto si che esistono oggi migliaia di varianti di pinguino negli atteggiamenti più vari. Esiste un pinguino diavoletto, un pinguino poliziotto, un pinguino super-eroe e cosi via. A ogni modo, Torvalds, uno dei finlandesi più popolari al mondo, ha dovuto affrontare nel corso degli anni, tutta una serie di difficoltà legate a battaglie legali innescate dal gigante SCO Group contro Red Hat e IBM, i maggiori distributori di Linux. SCO accusa le due aziende, ma in primis Torvalds, di aver copiato e distribuito illegalmente parti di Unix (codice che SCO avrebbe acquistato da Novell) in Linux. Da qui la decisione di inviare a 1.500 utenti Linux, una lettera contenente la minaccia di voler perseguire tutti i fruitori del software aperto, grandi e piccoli. Il progetto Linux ha però dalla sua il consenso di sempre più big del settore hi tech mondiale e di molti governi, che stanno affidando all'open source il compito di amministrare i propri sistemi informatici. Consenso che sta facendo tremare anche Microsoft che, per correre ai ripari, ha varato il Government Security Programme, rendendo accessibili i codici sorgente dei suoi software ad alcune autorità governative - tra cui Russia e Gran Bretagna - e a diverse agenzie. A luglio 2004, Bill Gates ha inoltre fatto sapere che autorizzerà, per la prima volta, tutti i produttori che dispongono di una licenza a modificare e a conservare le innovazioni che apporteranno a Windows CE, l'ultimo sistema operativo destinato agli apparecchi elettronici. Il cambio di posizione di Microsoft, va interpretato proprio alla luce della lotta crescente tra Microsoft e il sistema operativo Linux. Basterebbe solo questo per capire la rivoluzione innescata da Linus Torvalds, il finlandese che ha fatto perdere il sonno al re Mida dell'hi tech, Bill Gates.

Postato da 2lio il Tuesday, 12 January @ 10:52:07 CET (214 letture)
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 G8 all’Aquila: Extreme Networks ne ha assicurato la connettivita'

freedomI grandi della terra, riunitisi di recente per il G8, hanno potuto fare affidamento su una infrastruttura tecnologica all’avanguardia, in grado di permettere un traffico dati e connessioni internet in assoluta sicurezza.

Tutto ciò è stato possibile anche grazie ad Extreme Networks, società americana operante in Italia dal 1999 nel settore del networking, che ha curato la fornitura e l’implementazione dell’infrastruttura di rete locale impiegando larghissima parte delle proprie soluzioni.

Durante i giorni del meeting la rete LAN implementata ha permesso non solo il tradizionale accesso ad Internet, ma anche la fruizione di contenuti multimediali relativi alla diffusione delle informazioni, sia in modalità streaming (IPTV) che in modalità on-demand. In un contesto così delicato gli elementi fondamentali da garantire sono stati l’affidabilità, la continuità di servizio e la sicurezza, oltre chiaramente alle performance.

Inoltre ha rivestito importanza estrema l’implementazione di una struttura di copertura di rete Wi-Fi che ha permesso al personale coinvolto nel meeting di accedere alla rete praticamente da qualsiasi angolo dell’area riservata, mantenendo fermi i vincoli di sicurezza e di protezione delle informazioni scambiate.

Ciascuna delegazione ha avuto a disposizione una sua “rete” WiFi dedicata dal punto di vista logico e lo stesso è stato fatto per i rappresentanti della stampa. Ciascun utente ha comunicato con la certezza che le proprie informazioni non potevano essere “viste”, intercettate o utilizzate da altri. Inoltre sono state implementate politiche di accesso e di autenticazione tali da consentire anche un tracciamento di possibili azioni dolose o di accessi non autorizzati.

Come detto, la robustezza del sistema era un requisito imprescindibile. Per questo sono state messi in campo anche sistemi atti a garantire la continuità di servizio, anche a fronte di un attacco portato alla rete stessa. I sistemi Extreme Networks Sentriant NG300 hanno vigilato sul perfetto funzionamento della rete, sulla sua immunità da minacce informatiche e l’hanno protetta da interferenze esterne dolose e non.

Tutti questi accorgimenti sono stati armonizzati da una fornitura di servizi professionali erogati direttamente da Extreme Networks, che ha curato sia il progetto esecutivo che la realizzazione e configurazione del sistema complessivo. In questo modo si è reso disponibile il più alto livello di accuratezza, di flessibilità e di professionalità necessari per la gestione in tempi rapidi di un installato di questa portata e di questa complessità.

Scheda tecnica del progetto

La struttura Wi-Fi è stata realizzata attraverso installazione di circa 400 Access Point Wireless comandati da 6 controller centralizzati delle serie Summit WM200 e Summit WM20 sui quali sono state configurate anche tutte le politiche di sicurezza atte a segregare in maniera efficace ed efficiente i traffici dati.

L’architettura di rete è stata realizzata con un backbone a 10Gbps in modalità “collapsed core” con switch a chassis della serie Black Diamond 8810 utilizzati come Core e con switch della Serie Summit X450 dedicati all’Accesso. Inoltre è stato previsto un ulteriore livello di aggregazione realizzato attraverso macchine Summit X650 capaci di raccogliere le connessioni a 10Gbps provenienti dagli switch di aggregazione.

A livello logico si è scelto di utilizzare una struttura di routing per implementare al meglio politiche di ridondanza e di efficace interscambio di informazioni tra il livello core ed il livello di aggregazione. La ridondanza verso gli switch di accesso è stata realizzata sfruttando le peculiarità del protocollo L2 EAPS (Ethernet Automatic Protection Switching) in modo da poter contenere i tempi di convergenza a fronte di un fault entro i 50ms.

Scheda prodotti nel dettaglio

Core Switches : Black Diamond 8810
Aggregation Switches: Summit X650 (10Gbps Aggregator)
Access Switches: Summit X450
Wireless: Access Point Altitude 451 Extr Ant
Controller Summit WM20/200
Sentriant NG300 appliances per la protezione della rete da attacchi sia interni che esterni.


Datamanager

 

Postato da 2lio il Friday, 31 July @ 09:00:00 CEST (364 letture)
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 Telemedicina con Extreme Networks

freedomL’e-health (o telemedicina) consente lo scambio di informazioni sanitarie relative allo stato del paziente, permettendo di recuperare l’intera anamnesi, archiviata in digitale.
Sarà possibile, inoltre, una gestione puntuale del farmaco o la sua somministrazione da remoto, oltre a offrire una comunicazione integrata con lo scambio di informazioni tra specialisti (chirurghi, medici di base, fisioterapisti, farmacisti) fra loro anche molto lontani.
Extreme Networks ha collaborato con strutture di eccellenza come l’AUSL di Reggio Emilia, per cui ha messo a punto e gestito un sistema WiFi con numerose funzioni: dalla trasmissione di dati e immagini fino alla somministrazione del farmaco monodose al letto del paziente, gestita da remoto.
Per quanto riguarda la sicurezza dei dati dei pazienti la telemedicina di Extreme Networks utilizza le cosiddette Smart Card Biometriche, in grado di identificare con precisione la persona che accede ai dati e di riconoscere il paziente quando questi si presenta per fruire di servizi medici.
All’interno di un progetto più generale di ammodernamento delle strutture e miglioramento dell’efficienza produttiva, Extreme Networks ha avviato progetti in diverse strutture italiane come l’ASL di Brescia, l’Ospedale di Melegnano nel milanese e l’Ospedale San Giovanni Bosco di Torino.

Postato da 2lio il Friday, 20 March @ 19:00:00 CET (489 letture)
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 2009 : si parte con le mesh networks....

freedom

Postato da 2lio il Monday, 02 February @ 11:59:16 CET (605 letture)
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 Un presidio molto particolare .....

freedom
Dal Libro di Federico Caravita
LEGA NORD
Storia Fotografica 1990-1991

Cavaria maggio 1991

Io (a sx nell'ultima foto, dove c'e' Bossi)
avevo i baffi ....
Maroni aveva  baffi, barba 
e tanta tanta tanta tanta testa.


foto1

foto2

foto3

foto4

foto5

foto6


Postato da 2lio il Friday, 02 January @ 23:00:00 CET (607 letture)
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 Esempio Installazione 8810 foto 1

Installazioni 8810le foto sono ad alta risoluzione

Postato da 2lio il Wednesday, 06 August @ 14:20:00 CEST (657 letture)
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 Installazione 8810 foto 2

Installazioni 8810Le fotografie sono ad alta risoluzione



foto 2 8810 (1M)

Postato da 2lio il Wednesday, 06 August @ 00:00:00 CEST (613 letture)
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