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<title>dallosto.net</title>
<link>http://www.dallosto.net</link>
<description>dallosto.net Powered Site</description>
<language>en-us</language>

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<title>Einstein e la crisi</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=20</link>
<description>&lt;a href=&quot;http://re-management.blogspot.com/2009/02/la-crisi-secondo-einstein.html&quot;&gt;La
 crisi secondo Einstein&lt;/a&gt;



- non pretendiamo che le cose cambino se continuiamo a farle nello 
stesso modo. la crisi &amp;egrave; la miglior cosa che possa accadere a persone e 
interi paesi perch&eacute; &amp;egrave; proprio la crisi a portare il progresso.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- 
la creativit&amp;agrave; nasce dall'ansia, come il giorno nasce dalla notte oscura.
 &amp;egrave; nella crisi che nasce l'inventiva, le scoperte e le grandi strategie.
 chi supera la crisi supera se stesso senza essere superato.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- 
chi attribuisce le sue sconfitte e i suoi errori alla crisi violenta il 
proprio talento e rispetta pi&amp;ugrave; i problemi che le soluzioni. la vera 
crisi &amp;egrave; la crisi dell'incompetenza.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- lo sbaglio delle persone e 
dei paesi &amp;egrave; la pigrizia nel trovare soluzioni. senza crisi non ci sono 
sfide, senza sfide la vita &amp;egrave; routine, una lenta agonia. senza crisi non 
ci sono meriti. &amp;egrave; nella crisi che il meglio di ognuno di noi affiora 
perch&eacute; senza crisi qualsiasi vento &amp;egrave; una carezza.&lt;br&gt;&lt;br&gt;- parlare di 
crisi &amp;egrave; creare movimento; adagiarsi su di essa vuol dire esaltare il 
conformismo. invece di questo, lavoriamo duro!&lt;br&gt;&lt;br&gt;- l'unica crisi 
minacciosa &amp;egrave; la tragedia di non voler lottare per superarla.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Albert
 Einstein (1879-1955)</description>
</item>

<item>
<title>il paradosso di lyddington</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=19</link>
<description>Dal momento che le grosse compagnie telefoniche non volevano portare 
la fibra ottica a Lyddington, gli abitanti del piccolo paese nella 
campagna inglese si sono organizzati da soli mettendo in piedi un vero e
 proprio servizio rurale broadband che permette alle 200 famiglie 
residenti di avere accesso al web veloce.
Un gruppo di 11 investitori locali ha creato una IT company, la 
Rutland Telecom, che fornisce a tutto il paese il servizio di 
connettivit&amp;agrave;. Riceveranno il 10% degli interessi sul loro investimento 
all'anno e il ritorno del capitale investito in 3 anni.
Il &lt;strong&gt;divario digitale&lt;/strong&gt; fra i grossi centri urbani e le 
zone rurali &amp;egrave; un problema molto sentito anche in Italia e il caso di 
Lyddington crea un importante precedente:&lt;br&gt;
anche i piccoli centri possono trovare delle soluzioni economicamente 
vantaggiose per accedere al web veloce ed &amp;egrave; soprattutto un avvertimento 
per le grandi compagnie che ignorano le esigenze e potenzialit&amp;agrave; del 
mercato rurale.&lt;br&gt;
L' accesso alla rete internet ad alta velocit&amp;agrave; permette alle persone di 
usufruire dei servizi web e di spostarsi di meno, inoltre contribuisce 
alla diffusione della cultura e di contenuti di intrattenimento.</description>
</item>

<item>
<title>NYC Marathon 2003 di Antonio Stassi</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=18</link>
<description>Ogni mattina, un runner si alza ed 
inizia a correre.
Una mattina, 35.286 runner si alzano 
ed iniziano a correre... la NYC 
MARATHON
&amp;nbsp;
&amp;nbsp;
Il mattino &amp;egrave; gi&amp;agrave; alto quando 
arriviamo a Staten Island.
I prati verdi sono gi&amp;agrave; coperti di 
gente, persone da ogni luogo, di ogni colore, di ogni credo, tutte diverse ma 
tutte uguali, tutte come noi, tutte in una sola parola... 
RUNNER.
Staten Island si apre ai 35.286 
runners che il popolo americano chiama eroi.
Bisogna esserci per capire il 
turbamento dei sensi.. gli occhi sono pieni di colori, le orecchie di musica, il 
cuore di fratellanza.
Sembra Central Park in un raduno 
degli anni 70.
Gi&amp;agrave;.. sembra Central Park.. ma non 
lo &amp;egrave;, non ancora. ci separano 26.2 miglia di sudore e di 
gloria.
&amp;nbsp;
Allora ci si riposa, ognuno come 
pu&amp;ograve;, seduti sull'erba, coperti da roba vecchia e teli di 
plastica.
C'&amp;egrave; una calma apparente, uno spirito 
inquieto che ci domina tutti.
E'come un lago d'acqua che attende 
di diventare fiume.
&amp;nbsp;
Ci si riposa ma la tensione cresce 
di minuto in minuto, ti avvolge e ti prende allo stomaco, mentre i pi&amp;ugrave; &amp;quot;deboli&amp;quot; 
fanno lunghe file ai bagni.
&amp;nbsp;
Nei prati prima, nelle gabbie poi, 
ci si cerca negli occhi.
Senti la partenza che si avvicina ed 
&amp;egrave; il momento di cercarsi un &amp;quot;compagno di viaggio&amp;quot;, qualcuno che abbia i tuoi 
stessi obiettivi. Ci sono tante voci, voci di chi questa avventura l'ha gi&amp;agrave; 
vissuta e voci di chi corre per la prima volta. Le domande sono sempre le 
stesse:
&amp;quot;Anche tu 
Italiano?&amp;quot;
&amp;quot;E'la tua prima 
maratona?&amp;quot;
&amp;quot;Quanto pensi di 
fare?&amp;quot;
&amp;nbsp;
Intanto il tempo scorre e finalmete 
ci portano via dai prati verso la partenza.
Davanti a noi l'imponenza del ponte 
di Verrazano
Ho il pettorale BLU 2891. I Blu 
partono davanti alla carreggiata destra del ponte.
I Rossi partono vicino a noi e 
percorreranno la carreggiata sinistra.
Infine i Verdi partono in basso e 
correranno sotto al ponte.
&amp;nbsp;
Arriva il colpo di cannone ed un 
boato festoso lo accompagna.
Salutiamo le telecamere e partiamo. 
L'avventura ha inizio.
&amp;nbsp;
Dopo 30 secondi passo sotto lo 
striscione della partenza.
Suonano i chip, come migliaia di 
particelle impazzite di una analisi ai raggi X.
Il rumore dei passi &amp;egrave; forte ma &amp;egrave; 
coperto da quello degli elicotteri.
&amp;nbsp;
Il primo tratto &amp;egrave; salita pura perch&amp;egrave; 
il ponte &amp;egrave; davvero alto e curvo.
Corriamo in ordine sparso, come un 
fiume in piena.
I runner pi&amp;ugrave; veloci cercano di 
sfuggire al muro di quelli pi&amp;ugrave; lenti, chi corre sui marciapiedi, chi si ferma 
gi&amp;agrave; per la prima sosta forzata. I pi&amp;ugrave; corrono 
sull'asfalto.
Il ponte sembra quasi non reggere 
all'impatto e si sente l'asfalto oscillare e cedere sotto migliaia di 
passi.
&amp;nbsp;
Arrivo al primo miglio in 9'.15: 
sono appena partito e sono in ritardo!
Mi butto pi&amp;ugrave; forte in discesa per 
recuperare qualcosa ed arriviamo veloci gi&amp;ugrave; dal ponte a 
Brooklyn.
Qui inizia il boato ed un mare di 
gente ci attende.
&amp;nbsp;
Finito il ponte, i Rossi prendono lo 
svincolo a sinistra poi a destra per immettersi sulla 4th 
avenue
Noi Blu prendiamo lo svincolo a 
destra, giriamo a sinistra su un piccolo ponte, passando sopra i Verdi che 
proseguono dritto, per immeterci a destra nella 4th 
avenue.
Dopo pochi minuti dal via Rossi e 
Blu corrono vicino nella 4th avenue ma su carreggiate 
separate.
&amp;nbsp;
Mio Dio, che emozione! Vedere tutta 
quella gente che ci chiama, ci vuole, ci incita.
Cartelli, urla, mani protese per un 
&amp;quot;cinque&amp;quot; al volo.
Abbiamo tutti gli occhi lucidi, 
difficile rimanere impassibili.
Ci vorremmo fermare per abbracciarli 
tutti ma non c'&amp;egrave; tempo e continuiamo a correre.
&amp;nbsp;
Dopo 3.5 miglia i Verdi si uniscono ai 
Blu. C'&amp;egrave; pi&amp;ugrave; confusione ma &amp;egrave; bello cos&amp;igrave;.
L'organizzazione &amp;egrave; davvero buona ed 
i ristori si susseguono frequenti ed abbondanti.
I sali (Gatorade) sono un po' densi 
ed i rifornimenti sono seguiti da semplice acqua.
Meglio cos&amp;igrave; perch&amp;egrave; fa gi&amp;agrave; davvero 
caldo ed il sole non ci da tregua.
Lo spugnaggio e quasi assente cos&amp;igrave; 
usiamo l'acqua sulla testa come refrigerio.
&amp;nbsp;
Il percorso &amp;egrave; sempre nervoso con 
continui cambi di pendenza.
Dopo 8 miglia finisce la 4th avenue e 
svoltiamo a destra nella Lafayette.
Finalmente i Rossi si uniscono al 
gruppo e c'&amp;egrave; un solo percorso per tutti.
Qui la strada sale decisa per un 
miglio mentre la scuola di musica di Brooklyn suona le musiche di 
Rocky.
Si torna a scendere e si volta nella 
Bedford avenue.
Corriamo e la strada &amp;egrave; sempre 
nervosa ma per noi sono altre miglia guadagnate. adesso sono 
10.
Si susseguono le strade ed i volti 
della gente che ci accompagna e ci incoraggia.
&amp;nbsp;
Svoltiamo a sinistra e prendiamo 
la McGuiness 
e Vediamo il Pulaski Bridge davanti a noi. Siamo al 13 
miglio.
Il ponte ha una breve e decisa 
salita ed al primo pilone c'&amp;egrave; il passaggio alla mezza 
maratona.
Il cronometro segna 1:37:54. Le 
gambe mi dicono che sono andato troppo forte e che le forze iniziano a 
mancare.
&amp;nbsp;
Lasciamo Brook&amp;ograve;yn ed entriamo nel 
Queens.
Qui il percorso &amp;egrave; pi&amp;ugrave; vario, un paio 
di miglia con rettilinei brevi e curve.
Passiamo una zona industriale, 
depositi merci e capannoni.
C'&amp;egrave; meno gente, meno rumore, quasi 
un silenzio interiore che ci lascia tutti riflettere su quello che ci sta 
aspettando: il mito del Queensborough bridge.
&amp;nbsp;
Nell'immaginario del runner, il 
Queensborough bridge &amp;egrave; la fatica pura, una rugiada di passione che ti bagna la 
schiena e ti penetra i muscoli, la Cima Coppi da scalare con le 
rotelline alla biccletta, il ponte maledetto che brucia le tue riserve di 
energia come legna secca nel fuoco.
Ma ancora noi non lo sappiamo, 
ancora non lo abbiamo visto, provato, sudato ogni suo sinsolo 
metro.
&amp;nbsp;
Il ponte &amp;egrave; l&amp;igrave; che ci guarda sulla 
nostra sinistra, mentre noi ci giriamo intorno.
Ci sembra di non arrivarci mai ma, 
all'improvviso, giriamo a sinistra ed entriamo sulle sue rampe: davanti a noi 
1 
miglio di salita pura, al 
coperto.
C'&amp;egrave; silenzio perch&amp;egrave; solo i runner 
possono passare da l&amp;igrave;.
Tutti rallentano ed affrontano la 
salita a piccoli passi.
Corri e la salita non finisce 
mai.
Corri e ti sembra di essere sempre 
li.
Ma anche la salita pi&amp;ugrave; dura ha una 
sua discesa e dopo 8 minuti di fatica scendiamo la rampa di 
uscita.
Sentiamo prima un brusio, poi le 
urla, quindi il delirio che ci attende.
Usciamo dalla rampa del 
Queensborough bridge a tutta velocit&amp;agrave; ed entriamo nella 1st 
avenue.
Due ali di folla ci attedono per una 
vera ovazione per tutti i runner.
Siamo a Manhattan e la felicit&amp;agrave;, la 
fatica ti annebbiano la mente.
&amp;nbsp;
Guardandola in cartina, la 1st 
avenue scende per 4 
miglia, sempre dritta verso il 
Bronx.
Guardandola in corsa &amp;egrave; una striscia 
infinita di asfalto. Vedi il Bronx in lontananza, davanti a te, ma non arriva 
mai. Ed anche se sai che la strada scende, ci sono sempre dei piccoli cambi di 
pendenza che ti strappano i muscoli.
&amp;nbsp;
Lavoro di testa e cerco di non 
pensare. Ho davvero finito le risorse ed attendo con ansia il 30km per il 
rifornimento di gel energetico per ricaricare le batterie. Intanto corro, corro, 
corro e non penso alla fatica, alla gente che ti circonda e ti chiama. Vorrei 
abbandonare ma il mio orgoglio me lo impedisce. Allora continuo e corro, 
corro..
La mente vola.. penso a come ero 
ingenuo prima di oggi.. quante volte avevo ripetuto gli stessi 
discorsi...
&amp;quot;.. io sono un runner, corro anche 
la maratona&amp;quot;
&amp;quot;Davvero? Hai corso la maratona di 
NY?&amp;quot;
&amp;quot;No. Comunque non ha niente di 
speciale, sono tutte di 42Km e 195 
metri..&amp;quot;
Come ero ingenuo prima di 
oggi...
&amp;nbsp;
Arriva il rifornimento ed avidamente 
consumo il gel. Ne prendo 2 pacchi ma uno decido di tenerlo di 
scorta.
Siamo al 19 miglio.. ancora 6.2 
all'arrivo. Vedo che i palazzi che mi circondano si fanno pi&amp;ugrave; popolari: &amp;egrave; il 
Bronx che si avvicina.
Dopo poco passiamo un piccolo ponte 
di metallo ed entriamo nel Bronx.
C'&amp;egrave; sempre gente lungo le strade, 
gente che grida e ti chiama, complessi che suonano, stereo a tutto 
volume.
Il passaggio nel Bronx &amp;egrave; davvero 
breve ed il tratto pi&amp;ugrave; lungo &amp;egrave; la 138th street che ci porta al Madison Avenue 
bridge.
&amp;nbsp;
Passiamo il ponte ed il cuore esulta 
perch&amp;egrave; svoltiamo a sinistra nella 5th avenue: l'arrivo &amp;egrave; davvero 
vicino.
Ma &amp;egrave; una illusione perch&amp;egrave; &amp;egrave; solo 21 
miglio: mancano 5,2 
miglia, pi&amp;ugrave; di 8km 
all'arrivo.
&amp;nbsp;
La 5th avenue sale, sale davvero, 
implecabile, costante, lunga.
A partire dalla 110th street, 
finalmente costeggiamo Central Park che rimane alla nostra 
destra.
&amp;nbsp;
La strada &amp;egrave; dura e c'&amp;egrave; chi si ferma, 
chi si sente male, chi inizia a camminare.
I pi&amp;ugrave; continuano a correre con le 
ultime risorse in corpo.
Io faccio forza su tutto quello che 
ho, penso solo a finire il pi&amp;ugrave; in fretta questa 
sofferenza.
Continuo a spingere, passo dopo 
passo. Non riesco neanche a salutare quelli che mi chiamano per 
nome.
Tutte le mie forze sono solo per 
correre.
&amp;nbsp;
Finalmente la salita finisce ed 
entriamo in Central Park; &amp;egrave; il 24 
miglio.
La strada ci lascia una tregua e 
riprendiamo le forze.
Ultime 2 miglia, ultime strade da 
assaporare, da vivere fino al midollo.
Adesso respiro Central Park, respiro 
l'asfalto sotto di me, respiro una Maratona 
incredibile.
C'&amp;egrave; ancora poco da 
percorrere...
&amp;nbsp;
25 
Miglio, c'&amp;egrave; una discesa poi usciamo da 
Central Park sulla 5th avenue, giriamo a sinistra ed entrimo in Central Park&amp;nbsp; 
South.. &amp;egrave; ancora un tratto di salita, l'ultima.
Cerco tutte le energie dentro di me 
e lascio andare le gambe pi&amp;ugrave; che posso.
C'&amp;egrave; davvero tanta gente che ti 
chiama, che chiama i suoi eroi.
Non &amp;egrave; possibile fermarsi, non &amp;egrave; 
possibile abbandonare proprio adesso.
In un attimo la strada finisce e 
svoltiamo a destra ed entriamo in Central Park per l'ultima volta: &amp;egrave; il 
26 
miglio.
La strada scende poi sale fino 
al'arrivo.
Corro pi&amp;ugrave; che posso, corro, corro, 
corro!
Iniziano le tribune, l'ultimo bagno 
di folla, di grida, di esaltazione.
&amp;nbsp;
Alzo le mani e taglio il traguardo. 
Il cronometro segna 3:18:40.
&amp;nbsp;
Allora piango, due piccole lacrime 
si sciolgono nel sudore e si spengono sul sorriso 
sofferto.
Pochi passi e ricevo la medaglia. La 
guardo, la bacio e la ripongo sul cuore.
Adesso anch'io sono un 
eroe.
&amp;nbsp;
Ogni mattina, un runner si alza ed 
inizia a correre.
Una mattina, 34.703 eroi si sono 
alzati ed hanno corso la 
NYC MARATHON
&lt;strong&gt;&amp;nbsp;&lt;/strong&gt;</description>
</item>

<item>
<title>Linus Benedict Torvalds</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=17</link>
<description>Linus Benedict Torvalds&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;em&gt;
    
  
  
    
      
      &lt;strong&gt;Linus Benedict Torvalds&lt;/strong&gt;
nasce in Finlandia il 28 Dicembre 1969 da una famiglia di origine
svedese, circondato da parenti giornalisti, genitori alternativi
persino per i metri scandinavi, e un nonno professore di statistica. Riesce
a mettere le mani su un computer per la prima volta nel 1981, &amp;egrave; un
Commodore vic-20, e da allora non smette pi&amp;ugrave; di programmare. A
20 anni, alla ricerca di qualcuno con cui sviluppare il progetto di un
nuovo sistema operativo open source, inserisce il seguente messaggio su
un newsgroup comp.unix.announce: &amp;lt;&amp;gt;.      Lo
stesso Linus, all'inizio, non aveva la pi&amp;ugrave; pallida idea delle
conseguenze che sarebbero derivate da questo annuncio e da quanta gente
si sarebbe poi ritrovata attorno alla creatura da lui creata.   Per
capire per&amp;ograve; l'origine di questo gesto, bisogna fare un passo indietro e
parlare del sistema operativo Unix, sviluppato per hobby da Brian
Kernigham, con l'obiettivo di rendere utilizzabile un vecchio
calcolatore, si dice per far girare un videogioco di avventura
spaziale.   Unix
fu il primo sistema operativo della storia ad essere sviluppato
utilizzando un linguaggio ad alto livello; di conseguenza fu anche il
primo ad essere portabile su diverse architetture. Per questi motivi,
la AT&amp;amp;T decise che Unix era un progetto di ricerca interessante,
invest&amp;igrave; dei fondi per finanziarne lo sviluppo e lo rivendette ad alcune
Universit&amp;agrave; cedendo pure il codice sorgente, senza per&amp;ograve; cederne i
diritti. Il codice sorgente di Unix cominci&amp;ograve; ad essere studiato come
argomento di corsi sui sistemi operativi e incominci&amp;ograve; ad essere
modificato e arricchito. Presto
per&amp;ograve; la AT&amp;amp;T si rese conto che lo Unix era un prodotto interessante
dal punto di vista commerciale e smise di distribuire il codice
sorgente.   Nel
1979, quindi, la societ&amp;agrave; decise di praticare una nuova politica dei
prezzi: una licenza di Unix veniva a costare 40.000 dollari a
processore, prezzo scontato a 7.500 per gli enti universitari. Una
cifra abnorme gi&amp;agrave; oggi, figuriamoci nel '79.   A questo punto entra in scena il professor &lt;strong&gt;Andrew Tanenbaum&lt;/strong&gt;,
che cap&amp;igrave; di non poter permettersi di pagare tutti quei soldi per far
lavorare i propri studenti sotto Unix e decise di elaborare il Minix,
una versione ridotta compatibile a tutti gli effetti con lo Unix ma
libera da licenza.   Circa 10 anni dopo, Linus Torvalds, all'epoca studente dell'universit&amp;agrave; di Helsinki, doveva studiare il nuovo processore &lt;strong&gt;Intel 80386&lt;/strong&gt;,
che aveva caratteristiche molto innovative rispetto ai suoi
predecessori, come ad esempio la natura multitasking. Sulla macchina
utilizzata da Linus girava il Sistema Operativo Minix: un ottimo
strumento didattico ma ben lontano dall'essere un vero sistema
operativo.   Al
giorno d'oggi abbiamo ormai fatto l'abitudine all'intrinseca
complessit&amp;agrave; di un semplice computer. Quello che a volte ci sfugge &amp;egrave; che
il far dialogare  il monitor, la tastiera, il
mouse, i dischi e tutto l'hardware del nostro computer &amp;egrave; un'operazione
che richiede un enorme numero di operazioni. Per semplificare la vita a
chi deve scrivere i programmi e a chi deve poi utilizzarli si pone uno
strato &amp;quot;cuscinetto&amp;quot; tra l'hardware e il software del calcolatore.
Questo strato &amp;egrave; chiamato sistema operativo.   Linus
si pose il problema di migliorare Minix; ma non riuscendo nell'intento,
inizi&amp;ograve; lo sviluppo di un kernel che permettesse di scrivere una
versione gratuita di UNIX.   Questa
sua decisione di sviluppare un sistema operativo ancora ispirato al
vecchio Unix ha scatenato di recente un vero e proprio 'caso', su cui &amp;egrave;
intervenuto il professor Tanenbaum in persona: uno studio, pubblicato
dall'istituto americano &lt;strong&gt;Alexis de Tocqueville&lt;/strong&gt;, ha infatti riaperto il dibattito relativo al ruolo di Linus Torvalds nella genesi del sistema operativo aperto Linux.   Secondo
il curatore dello studio, Ken Brown, Torvalds non sarebbe affatto
l'autore del pi&amp;ugrave; celebre software libero, la cui paternit&amp;agrave; viene
attribuita invece a Tanenbaum. Secondo l'istituto Alexis de  Tocqueville,   &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Non
&amp;egrave; serio credere che un semplice studente con nessuna esperienza abbia
potuto creare in pochi mesi e partendo da zero, un programma
equivalente a Minix che, ricordiamolo, ha avuto bisogno di tre anni di
lavoro da parte di uno specialista dei sistemi operativi'. &lt;/em&gt;  Senza
contare il fatto che Linus Torvalds sarebbe giunto allo stesso livello
tecnologico di un gigante dell'industria, Unix, che all'epoca regnava
incontrastato sul segmento dei grandi sistemi. Un'altra
critica posta dal prof. Brown: Linux conterrebbe numerosi concetti
funzionali inizialmente implementati in Minix, quali alcuni meccanismi
legati ai sistemi di file e alla strutturazione delle linee del codice.
  Ma
questo, Torvalds non l'ha mai nascosto. Anzi, ha sempre ammesso che
essendo Linux un clone di Unix, era scontato avesse anche molte
similitudini con Minix. Torvalds,
ovviamente, si &amp;egrave; prontamente difeso dalle accuse di plagio avanzate
dall'istituto americano, ma in sua difesa, &amp;egrave; sceso nientemeno anche lo
stesso Tanenbaum che sul suo sito chiarisce molti punti relativi al
contestato studio condotto al Brown.   &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Linus&lt;/em&gt;  ' dice Tanenbaum - &lt;em&gt;non
si sedette in un vuoto e improvvisamente cominci&amp;ograve; a scrivere il codice
sorgente di Linux. Egli aveva il mio libro, stava usando MINIX, e
indubbiamente conosceva la storia, contenuta appunto  nel mio libro. Ma il codice fu il suo. La prova &amp;egrave; che ha rivoluzionato  l'architettura'. &lt;/em&gt;  &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;MINIX&lt;/em&gt;  ' spiega ancora il Professore - &lt;em&gt;era
un simpatico e modulare sistema a microkernel, con un gestore della
memoria e un file system che venivano eseguiti come processi nello
spazio utente. Questo rende il sistema pi&amp;ugrave; chiaro e pi&amp;ugrave; affidabile di
un grosso kernel monolitico, e pi&amp;ugrave; facile da correggere e mantenere,
con un piccolo prezzo in prestazioni: perfino in un 8088 a 4.77 MHz si
avviava in circa 5 secondi (contro un minuto per Windows su un hardware
500 volte pi&amp;ugrave; veloce)'Invece di scrivere un nuovo file system e un
nuovo gestore di memoria, che sarebbe stato facile, Linus riscrisse
tutto quanto come un grosso kernel monolitico'La prima versione di
Linux era come una macchina del tempo. Portava indietro a un sistema
peggiore di quello che aveva gi&amp;agrave; sulla sua scrivania. Naturalmente era
solo un ragazzo e non sapeva far di meglio'ma produrre un sistema che
era fondamentalmente differente dalla base da cui era partito mi sembra
una chiara prova che era una progettazione da zero'. &lt;/em&gt;  Quindi, dice  Tanenbaum, &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Io
non penso che abbia copiato UNIX perch&eacute; non aveva accesso al codice
sorgente di UNIX, eccetto forse il libro di John Lions, relativo a una
precedente versione di UNIX che non assomiglia molto a Linux'Alcuni
possono trovare strano che io stia difendendo Linus in questa sede&lt;/em&gt;  ' conclude Tanenbaum -  &lt;em&gt;Dopo
tutto, io e lui abbiamo avuto un &amp;quot;dibattito&amp;quot; pubblico alcuni anni fa.
Il mio interesse primario &amp;egrave; cercare di ottenere la verit&amp;agrave;'io e Linus
non siamo &amp;quot;nemici&amp;quot; o niente del genere. Lo ho incontrato una volta e mi
&amp;egrave; sembrato un ragazzo simpatico, amichevole e intelligente. L'unica
cosa che mi dispiace &amp;egrave; che non ha sviluppato Linux sulla base della
tecnologia a microkernel di MINIX. Con tutti i problemi di sicurezza
che Windows ha adesso, &amp;egrave; ovvio in maniera crescente a tutti che piccoli
microkernel, come quelli di MINIX, sono una base migliore per i sistemi
operativi che grossi sistemi monolitici. Linux &amp;egrave; stato vittima di
minori attacchi rispetto a Windows perch&eacute; &amp;egrave; effettivamente pi&amp;ugrave; sicuro,
ma anche gran parte degli attaccanti prendono di mira Windows perch&eacute;
offre un bersaglio pi&amp;ugrave; grande, e quindi Windows viene attaccato di pi&amp;ugrave;.
' &lt;/em&gt;&lt;em&gt;  &lt;/em&gt;Tra
Torvalds e Tanenbaum l'approccio per lo sviluppo di un sistema
operativo era abbastanza diverso, in quanto Tanenbaum sosteneva e
pretendeva che chiunque avesse realizzato del codice per il suo SO lo
avrebbe dovuto preventivamente sottoporre alla sua approvazione, mentre
invece Torvalds diede libert&amp;agrave; assoluta agli sviluppatori, mantenendo
per s&amp;egrave; solamente il trade mark.   &amp;Egrave; lo stesso Tanenbaum a spiegare il perch&eacute; di questa scelta:  &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;Dopo
un paio di mesi dal suo rilascio, MINIX divenne oggetto di culto, con
un suo newsgroup USENET, comp.os.minix, che contava 40.000 iscritti.
Molte persone aggiunsero nuovi programmi di utilit&amp;agrave; e migliorarono il
kernel in molti modi, ma il kernel originale era il lavoro di una sola
persona -- io. Molti iniziarono a incalzarmi chiedendomi di
migliorarlo. In aggiunta ai numerosi messaggi nel newsgroup di USENET,
mi arrivavano 200 email al giorno (ai tempi in cui solo pochi scelti
avevano del tutto un e-mail), dicendo cose come &amp;quot;mi servono i
pseudoterminali, e mi servono per venerd&amp;igrave;&amp;quot;. La mia risposta era
generalmente veloce e andava al punto: No'. &lt;/em&gt;  &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;La ragione del mio frequente &amp;quot;no&amp;quot;&lt;/em&gt;  ' spiega il Prof Tanenbaun - &lt;em&gt;era
legata al fatto che tutti stavano tentando di trasformare MINIX in un
sistema UNIX di qualit&amp;agrave; adeguata per sistemi di produzione; io non
volevo che diventasse qualcosa di cos&amp;igrave; complicato per il mio obiettivo,
ovvero insegnarlo agli studenti'. &lt;/em&gt;  Fu
questa scelta comunque a dare il via al progetto opensource di Torvalds
che, nel giro di pochi anni, ha coalizzato centinaia di programmatori
che nel proprio tempo libero si dilettano ad aggiungere nuove righe di
codice al progetto Linux. Finalmente il &lt;strong&gt;17 Settembre 1991&lt;/strong&gt;
la rete si trov&amp;ograve; ad avere tra le mani la prima versione funzionante di
un sistema operativo simile a Minix. Il nome originale di questo
abbozzo di sistema era &amp;quot;&lt;strong&gt;Freax&lt;/strong&gt;&amp;quot; ossia &amp;quot;uno strano Unix&amp;quot; ma gli amici di Torvalds insistettero perch&eacute; fosse adottato un nome che  richiamasse il suo autore e fu quindi scelto il nome LINUX.   Il
fattore che maggiormente infiamm&amp;ograve; gli animi, riguardo il progetto di
Torvalds, fu appunto che tutto il suo lavoro fu rilasciato sotto &lt;strong&gt;licenza GPL&lt;/strong&gt; (Licenza Pubblica Generica).   La licenza GPL, di cui il LINUX &amp;egrave; oggi il pi&amp;ugrave; autorevole prodotto, nasce nel 1985 dalle mani di &lt;strong&gt;Richard Stallman&lt;/strong&gt;,
un ex ricercatore del MIT che, fondata la Free Software Foundation,
elabora una licenza per prodotti software che ricalcasse la filosofia
di libera circolazione delle informazioni presente in molti ambiti
accademici ma che permettesse, al tempo stesso, la tutela del prodotto
da parte di chi lo aveva creato.   Le  licenze  della maggior  parte  dei  programmi  hanno infatti lo  scopo  di togliere all'utente  la  libert&amp;agrave;   di  condividere  e  modificare  il programma stesso. Viceversa, la Licenza Pubblica Generica &amp;egrave; intesa a garantire la &lt;strong&gt;libert&amp;agrave; di condividere e modificare il software libero&lt;/strong&gt;, al fine  di assicurare che i  programmi siano liberi per  tutti i loro utenti.   Il
boom di Linux negli ambienti universitari fu immediato. La possibilit&amp;agrave;
di avere un prodotto Unix che girasse su un normalissimo PC , gratis e
soprattutto la possibilit&amp;agrave; di migliorarlo ed adattarlo alle proprie
esigenze accese gli animi e la fantasia di migliaia di squattrinati
studenti che vedevano realizzarsi un sogno: avere un proprio computer
che permettesse loro di ottenere gli stessi risultati dei mastodontici
calcolatori universitari con il vantaggio di poter studiare il
funzionamento effettivo di Unix a casa propria.   Nel
gennaio 1992 il numero di sviluppatori e di utilizzatori era gi&amp;agrave; tale
da far si che il sistema fosse sufficientemente stabile da permettere
la creazione di due distribuzioni LINUX ossia di due prodotti che,
oltre al sistema operativo, incameravano dei prodotti software per
l'utilizzo delle periferie come, per esempio, la possibilit&amp;agrave; di cercare
un file, modificarlo etc.   Gi&amp;agrave;
dopo tre anni dall'idea iniziale, nel 1994, si ha l'ingresso di aziende
americane che iniziano a intravedere la possibilit&amp;agrave; di fare business
sul mondo LINUX e a stretto giro iniziano ad essere rilasciate le prime
distribuzioni commerciali: RedHat, Debian, Suse e Caldera.   La prima versione di Linux, la 1.0 risale al marzo del 1994  e viene scaricata e venduta su CD in migliaia di copie. E la rivoluzione ha inizio'.   Alla domanda perch&eacute; non avesse mai pensato di vendere la licenza dei propri prodotti, Linus semplicemente risponde:  &lt;em&gt;'&lt;/em&gt;&lt;em&gt;
non ho mai provato interesse a trasformare qualsiasi parte di Linux in
una attivit&amp;agrave; commerciale: ci&amp;ograve; mi avrebbe sottratto molto tempo per
mantenere la ditta o qualcosa del genere, e non &amp;egrave; mai stato ci&amp;ograve; che mi
interessava. &lt;/em&gt;&lt;em&gt;Ci&amp;ograve;
avrebbe anche indirizzato Linux verso il denaro: non sarei mai stato
libero di fare ci&amp;ograve; che volevo tecnicamente, perch&eacute; sarei stato
costretto da vincoli relativi a dover dare da mangiare a me stesso e
alla mia famiglia'Mi sento molto pi&amp;ugrave; felice di non avere questo tipo di
pressioni su Linux e penso che molti altri sviluppatori la pensano allo
stesso modo'. &lt;/em&gt;  Mentre
grazie al successo di Linux la sua fama aumentava, di Torvalds per&amp;ograve; si
sapeva sempre di meno. Unico indizio, la sua assunzione alla
Transmenta, un'azienda della Silicon Valley che lavorava a un progetto
segreto, rivelatosi poi un nuovo microprocessore a basso consumo di
energia per computer portatili, che potrebbe dare uno scossone al gi&amp;agrave;
movimentato mercato dell'informatica.   Attualmente
Torvalds vive in California, a Santa Clara, con la moglie Tove (sei
volte campionessa nazionale di Karate in Finlandia), ha lavorato fino
alla primavera 2003 per la Transmeta Corporation occupandosi poi, a
tempo pieno, del coordinamento del gruppo di programmatori che sviluppa
il Kernel di Linux per conto dell'OSDL (Open Source Development Lab),
un progetto di ricerca finanziato da industrie che hanno fondato parte
del proprio business su Linux, come Computer Associates, Fujitsu,
Hitachi, Hewlett-Packard, IBM, Intel, NEC.   Un capitolo a se stante merita poi la storia della mascotte di LINUX: &lt;strong&gt;il pinguino TUX&lt;/strong&gt;. La
storia, un misto tra leggenda e realt&amp;agrave;, narra come Linus abbia scelto
esplicitamente il pinguino quale esempio di animale forte ed astuto per
rendere l'idea del prodotto innovativo e che abbia dato le specifiche
di come dovesse apparire il pinguino.   Quando
pensate al logo di LINUX, disse, dovete pensare ad un pinguino un po'
soprappeso che si &amp;egrave; appena ingozzato di ogni ben di Dio, ha appena
ruttato ed &amp;egrave; in pace con il mondo intero. Il pinguino doveva avere un
aspetto ed un'espressione tale che qualsiasi bambino lo avesse visto
avrebbe dovuto gridare: &amp;quot;Mamma, mamma, ne voglio uno anch'io&amp;quot;.   Inoltre,
si racconta anche che il nome, &amp;quot;TUX&amp;quot;, non sia stato scelto perch&amp;egrave; i
pinguini sembrano indossare uno smoking (tuxedo in inglese) ma che il
nome provenga dalle iniziali di &amp;quot;Torvald UniX&amp;quot;.   Ad
ogni modo, la scelta del pinguino e soprattutto la scelta di non
registrare il marchio per permettere a chiunque di utilizzarlo anche
per pubblicizzare propri prodotti e il permesso di crearne versioni
modificate ha fatto si che esistono oggi migliaia di varianti di
pinguino negli atteggiamenti pi&amp;ugrave; vari. Esiste un pinguino diavoletto, un pinguino poliziotto, un pinguino super-eroe e cosi via.   A
ogni modo, Torvalds, uno dei finlandesi pi&amp;ugrave; popolari al mondo, ha
dovuto affrontare nel corso degli anni, tutta una serie di difficolt&amp;agrave;
legate a battaglie legali innescate dal gigante SCO Group contro Red
Hat e IBM, i maggiori distributori di Linux.   SCO
accusa le due aziende, ma in primis Torvalds, di aver copiato e
distribuito illegalmente parti di Unix (codice che SCO avrebbe
acquistato da Novell) in Linux.   Da qui la decisione di inviare a 1.500 utenti Linux,  una lettera contenente la minaccia di voler perseguire tutti i fruitori del software aperto, grandi e piccoli.   Il
progetto Linux ha per&amp;ograve; dalla sua il consenso di sempre pi&amp;ugrave; big del
settore hi tech mondiale e di molti governi, che stanno affidando
all'open source il compito di amministrare i propri sistemi informatici. Consenso che sta facendo tremare anche Microsoft che, per correre ai ripari, ha varato il &lt;strong&gt;Government Security Programme&lt;/strong&gt;, rendendo accessibili i codici sorgente dei suoi software ad alcune autorit&amp;agrave; governative - tra cui Russia e Gran Bretagna -  e a diverse agenzie. A
luglio 2004, Bill Gates ha inoltre fatto sapere che autorizzer&amp;agrave;, per la
prima volta, tutti i produttori che dispongono di una licenza a
modificare e a conservare le innovazioni che apporteranno a Windows CE,
l'ultimo sistema operativo destinato agli apparecchi elettronici.   Il
cambio di posizione di Microsoft, va interpretato proprio alla luce
della lotta crescente tra Microsoft e il sistema operativo Linux.   Basterebbe
solo questo per capire la rivoluzione innescata da Linus Torvalds, il
finlandese che ha fatto perdere il sonno al re Mida dell'hi tech, &lt;a href=&quot;http://www.key4biz.it/Protagonisti/2002/12/Gates_Bill.html&quot;&gt;Bill Gates&lt;/a&gt;. 
    
  
  
    
      &lt;br&gt;&lt;/em&gt;</description>
</item>

<item>
<title>G8 all’Aquila: Extreme Networks ne ha assicurato la connettivita&amp;#039;</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=16</link>
<description>&lt;em&gt;I grandi della terra, riunitisi di recente per il &lt;strong&gt;G8&lt;/strong&gt;, hanno
potuto fare affidamento su una infrastruttura tecnologica
all&amp;rsquo;avanguardia, in grado di permettere un traffico dati e connessioni
internet in assoluta sicurezza. &lt;br&gt;&lt;/em&gt;&lt;br&gt;Tutto ci&amp;ograve; &amp;egrave; stato possibile anche grazie ad &lt;strong&gt;Extreme Networks&lt;/strong&gt;,
societ&amp;agrave; americana operante in Italia dal 1999 nel settore del
networking, che ha curato la fornitura e l&amp;rsquo;implementazione
dell&amp;rsquo;infrastruttura di rete locale impiegando larghissima parte delle
proprie soluzioni. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Durante i giorni del meeting la rete LAN
implementata ha permesso non solo il tradizionale accesso ad Internet,
ma anche la fruizione di &lt;strong&gt;contenuti multimediali&lt;/strong&gt; relativi alla diffusione delle informazioni, sia in &lt;strong&gt;modalit&amp;agrave; streaming (IPTV)&lt;/strong&gt; che in &lt;strong&gt;modalit&amp;agrave; on-demand&lt;/strong&gt;.
In un contesto cos&amp;igrave; delicato gli elementi fondamentali da garantire
sono stati l&amp;rsquo;affidabilit&amp;agrave;, la continuit&amp;agrave; di servizio e la sicurezza,
oltre chiaramente alle performance. &lt;br&gt;&lt;br&gt;Inoltre ha rivestito importanza estrema l&amp;rsquo;implementazione di una struttura di &lt;strong&gt;copertura di rete Wi-Fi &lt;/strong&gt;che
ha permesso al personale coinvolto nel meeting di accedere alla rete
praticamente da qualsiasi angolo dell&amp;rsquo;area riservata, mantenendo fermi
i vincoli di sicurezza e di protezione delle informazioni scambiate.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Ciascuna
delegazione ha avuto a disposizione una sua &amp;ldquo;rete&amp;rdquo; WiFi dedicata dal
punto di vista logico e lo stesso &amp;egrave; stato fatto per i rappresentanti
della stampa. Ciascun utente ha comunicato con la certezza che le
proprie informazioni non potevano essere &amp;ldquo;viste&amp;rdquo;, intercettate o
utilizzate da altri. Inoltre sono state implementate politiche di
accesso e di autenticazione tali da consentire anche un tracciamento di
possibili azioni dolose o di accessi non autorizzati.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Come
detto, la robustezza del sistema era un requisito imprescindibile. Per
questo sono state messi in campo anche sistemi atti a garantire la
continuit&amp;agrave; di servizio, anche a fronte di un attacco portato alla rete
stessa. I sistemi &lt;strong&gt;Extreme Networks Sentriant NG300&lt;/strong&gt; hanno
vigilato sul perfetto funzionamento della rete, sulla sua immunit&amp;agrave; da
minacce informatiche e l&amp;rsquo;hanno protetta da interferenze esterne dolose
e non.&lt;br&gt;&lt;br&gt;Tutti questi accorgimenti sono stati armonizzati da una
fornitura di servizi professionali erogati direttamente da Extreme
Networks, che ha curato sia il progetto esecutivo che la realizzazione
e configurazione del sistema complessivo. In questo modo si &amp;egrave; reso
disponibile il pi&amp;ugrave; alto livello di accuratezza, di flessibilit&amp;agrave; e di
professionalit&amp;agrave; necessari per la gestione in tempi rapidi di un
installato di questa portata e di questa complessit&amp;agrave;.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Scheda tecnica del progetto&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;La struttura Wi-Fi &amp;egrave; stata realizzata attraverso installazione di circa&lt;strong&gt; 400 Access Point Wireless&lt;/strong&gt;
comandati da 6 controller centralizzati delle serie Summit WM200 e
Summit WM20 sui quali sono state configurate anche tutte le politiche
di sicurezza atte a segregare in maniera efficace ed efficiente i
traffici dati. &lt;br&gt;&lt;br&gt;L&amp;rsquo;architettura di rete &amp;egrave; stata realizzata con un &lt;strong&gt;backbone a 10Gbps in modalit&amp;agrave; &amp;ldquo;collapsed core&amp;rdquo; &lt;/strong&gt;con
switch a chassis della serie Black Diamond 8810 utilizzati come Core e
con switch della Serie Summit X450 dedicati all&amp;rsquo;Accesso. Inoltre &amp;egrave;
stato previsto un ulteriore livello di aggregazione realizzato
attraverso macchine Summit X650 capaci di raccogliere le connessioni a
10Gbps provenienti dagli switch di aggregazione.&lt;br&gt;&lt;br&gt;A livello
logico si &amp;egrave; scelto di utilizzare una struttura di routing per
implementare al meglio politiche di ridondanza e di efficace
interscambio di informazioni tra il livello core ed il livello di
aggregazione. La ridondanza verso gli switch di accesso &amp;egrave; stata
realizzata sfruttando le peculiarit&amp;agrave; del &lt;strong&gt;protocollo L2 EAPS (Ethernet Automatic Protection Switching)&lt;/strong&gt; in modo da poter contenere i tempi di convergenza a fronte di un fault entro i 50ms. &lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;strong&gt;Scheda prodotti nel dettaglio&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Core Switches : Black Diamond 8810 &lt;br&gt;Aggregation Switches: Summit X650 (10Gbps Aggregator)&lt;br&gt;Access Switches: Summit X450&lt;br&gt;Wireless: Access Point Altitude 451 Extr Ant&lt;br&gt;Controller Summit WM20/200&lt;br&gt;Sentriant NG300 appliances per la protezione della rete da attacchi sia interni che esterni.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;Datamanager&lt;br&gt;&lt;br&gt;&amp;nbsp;</description>
</item>

<item>
<title>Telemedicina  con Extreme Networks</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=15</link>
<description>L&amp;rsquo;e-health (o telemedicina) consente lo scambio di
informazioni sanitarie relative allo stato del paziente, permettendo di
recuperare l&amp;rsquo;intera anamnesi, archiviata in digitale. &lt;br&gt;Sar&amp;agrave; possibile,
inoltre, una gestione puntuale del farmaco o la sua somministrazione da
remoto, oltre a offrire una comunicazione integrata con lo scambio di
informazioni tra specialisti (chirurghi, medici di base,
fisioterapisti, farmacisti) fra loro anche molto lontani. &lt;br&gt;&lt;strong&gt;Extreme
Networks &lt;/strong&gt;ha collaborato con strutture di eccellenza come l&amp;rsquo;AUSL di
Reggio Emilia, per cui ha messo a punto e gestito un sistema WiFi con
numerose funzioni: dalla trasmissione di dati e immagini fino alla
somministrazione del farmaco monodose al letto del paziente, gestita da
remoto. &lt;br&gt;Per quanto riguarda la sicurezza dei dati dei pazienti la
telemedicina di &lt;strong&gt;Extreme Networks&lt;/strong&gt; utilizza le cosiddette Smart Card
Biometriche, in grado di identificare con precisione la persona che
accede ai dati e di riconoscere il paziente quando questi si presenta
per fruire di servizi medici. &lt;br&gt;All&amp;rsquo;interno di un progetto pi&amp;ugrave; generale
di ammodernamento delle strutture e miglioramento dell&amp;rsquo;efficienza
produttiva, &lt;strong&gt;Extreme Networks&lt;/strong&gt; ha avviato progetti in diverse strutture
italiane come l&amp;rsquo;ASL di Brescia, l&amp;rsquo;Ospedale di Melegnano nel milanese e
l&amp;rsquo;Ospedale San Giovanni Bosco di Torino. 

</description>
</item>

<item>
<title>2009 : si parte con le mesh networks....</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=14</link>
<description>&lt;strong&gt;
	
	
	
&lt;strong&gt;&lt;br&gt;&lt;/strong&gt;&lt;/strong&gt;</description>
</item>

<item>
<title>Un presidio molto particolare .....</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=13</link>
<description>&lt;div align=&quot;center&quot;&gt;Dal Libro di Federico Caravita&lt;br&gt;
LEGA NORD&lt;br&gt;
Storia Fotografica 1990-1991&lt;br&gt;
&lt;/div&gt;&lt;br&gt;
Cavaria maggio 1991&lt;br&gt;&lt;br&gt;Io (a sx nell'ultima foto, dove c'e' Bossi)&lt;br&gt;avevo i baffi .... &lt;br&gt;Maroni aveva&amp;nbsp; baffi, barba&amp;nbsp; &lt;br&gt;e tanta tanta tanta tanta testa.&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;
&lt;a href=&quot;fotoLN/foto1.jpg&quot;&gt;foto1&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

&lt;a href=&quot;fotoLN/foto2.JPG&quot;&gt;foto2&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

&lt;a href=&quot;fotoLN/foto3.JPG&quot;&gt;foto3&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
&lt;a href=&quot;fotoLN/foto4.JPG&quot;&gt;foto4&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

&lt;a href=&quot;fotoLN/foto5.JPG&quot;&gt;foto5&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;

&lt;a href=&quot;fotoLN/foto6.JPG&quot;&gt;foto6&lt;/a&gt;&lt;br&gt;
&lt;br&gt;
</description>
</item>

<item>
<title>Esempio Installazione 8810 foto 1</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=12</link>
<description>le foto sono ad alta risoluzione&lt;br&gt;</description>
</item>

<item>
<title>Installazione 8810 foto 2</title>
<link>http://www.dallosto.net/modules.php?name=News&amp;file=article&amp;sid=11</link>
<description>&lt;strong&gt;Le fotografie sono ad alta risoluzione&lt;/strong&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;br&gt;&lt;a href=&quot;http://www.dallosto.net/8810_2_reg.jpg&quot;&gt;foto 2 8810  (1M) &lt;/a&gt;&lt;br&gt;</description>
</item>

</channel>
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